Da quel momento quelli che aiutano siamo noi


In questi giorni, più che mai, a causa del coronavirus si leggono post dedicati a medici, infermieri e personale sanitario. Trovo sia doveroso riflettere e ammirare la loro professione che, per i più, è sicuramente più una missione che un lavoro. Loro si prendono cura delle persone sofferenti, malate, assistono pazienti e confortano i parenti, sanno strappare un sorriso e donare speranza. Si dedicano con anima e senza misurare il tempo, rubandolo magari alla vita personale e alla famiglia, fanno di tutto per salvare la vita di altre persone; ma purtroppo le vite, ad un certo punto, si spengono… In quel momento loro, purtroppo, non possono più aiutare. Da quel momento quelli che aiutano siamo noi. Noi, quelli che fanno un lavoro che viene nominato con timore e con scaramanzia, gli impresari funebri e i loro collaboratori. Noi non veniamo mai citati e in questi giorni di allarme sanitario men che meno. Noi facciamo quel lavoro che per molti risulterebbe impossibile, quel lavoro che richiede un estremo tatto, sensibilità e rispetto. Noi aiutiamo le famiglie dopo che il loro caro se ne è andato. Sentiamo spesso ignobili commenti qualunquisti sulla nostra professione, perché in tal modo va definita, del tipo “fanno i soldi sulle disgrazie”, “costa caro morire”, “sono avvoltoi”, … Concordo sul fatto che anche nel nostro settore vi siano imprese create sul pressappochismo e sulla gara al ribasso del prezzo a discapito della serietà e della qualità di un servizio che invece dovrebbe essere sempre impeccabile. Ma c’è da dire che ogni comparto lavorativo, di ogni città, ha le proprie mele marce. Basta saperle individuare. Poiché noi, quelli fra noi che siamo seri, professionali e sensibili, che svolgiamo questo lavoro con lo stesso amore e con la stessa profonda dedizione con cui lo fanno i medici e gli infermieri, ci prendiamo cura delle persone nonostante siamo esposti costantemente agli stessi rischi batteriologici del personale sanitario: li laviamo, li vestiamo, li prepariamo, li trucchiamo e li adagiamo affinché ciò che verrà ricordato sia un sonno sereno e non le offese della morte. Noi, che studiamo e che ci formiamo professionalmente. Per noi i defunti sono persone da onorare, non sono involucri vuoti da buttare alla rinfusa come purtroppo spesso constatiamo. Non è un lavoro per tutti e non sempre viene svolto in maniera adeguata. Ma chi lo fa con amore come noi, sacrifica la propria vita per tutte le famiglie che richiedono il nostro intervento. Non abbiamo orari, possiamo lavorare 12/15 ore e poi essere chiamati nel cuore della notte per ripartire ed intervenire, non abbiamo il giorno di riposo, non abbiamo festività, siamo reperibili in ogni momento, sacrifichiamo affetti e amici, sacrifichiamo il nostro tempo libero per aiutare i familiari nel momento più difficile del lutto. Anche noi riscontriamo persone, sentimenti e reazioni diverse nei familiari: ci sono quelli amorevoli, affranti, che scelgono ogni dettaglio per il proprio caro, che trasmettono tenerezza e calore; ci sono persone che in quel momento si chiudono a riccio e faticano a parlare; ci sono anche i menefreghisti, così li chiamo, che devono sbrigarsi dell’impiccio del parente nel modo più rapido ed economico possibile, come fosse un peso. Ecco, in quest’ultimo caso per noi è estremamente difficile gestire la loro poca emotività che contrasta con la nostra, più spiccata. Eppure noi riteniamo che ogni singolo defunto meriti dignità e rispetto, anche se a volte neanche i parenti lo offrono. Noi non svalutiamo il nostro lavoro, mi dispiace: noi rendiamo onore alla storia di una vita. E la gratificazione più grande è ricevere poi un commosso “grazie”.

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